Il Museo

 

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Brochure del Museo

IL MUSEO – Il convento domenicano di San Bartolomeo è un luogo denso di storia, quasi un luogo naturale della memoria. E di quel campo di internamento per civili, risalente al 1940, ne porta ancora tutto il carico di storia, di destini, di umanità.

Oggi, nella mostra permanente allestita all’interno dell’edificio, è possibile ripercorrere la vita di Giovanni Palatucci e di un’epoca drammatica sottoposta alle disposizioni del Governo fascista che individuavano campi di internamento.

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Risale all’otto settembre 1939 la decisione del Ministero dell’Interno, su proposta del Prefetto Bianchi di Salerno, di ubicare il campo di internamento in due caserme dismesse di Campagna: l’ex convento Domenicano di San Bartolomeo e l’ex Convento degli Osservanti dell’Immacolata Concezione.

L’itinerario della Memoria e della Pace, realizzato all’interno del Complesso Monumentale di San Bartolomeo, si snoda lungo una mostra permanente di pannelli fotografici che ripercorrono l’intera storia con documenti e immagini della Shoah.

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Ma la mostra permanente non è solo un itinerario della Memoria, nel ricordo di uno dei periodi più bui dell’Italia degli anni ‘40: è soprattutto un itinerario della Pace, nel ricordo sempre vivo per la città , della carità e della immensa umanità con la quale l’intera comunità di Campagna ha alleviato le sofferenze dei tanti profughi internati in questo spazio.

In quel contesto storico particolare importanza assunse la figura di Giovanni Palatucci, all’epoca Commissario di pubblica sicurezza, responsabile dell’ufficio stranieri della questura di Fiume, che attraverso una fitta rete di aiuti e con il supporto dello zio, Monsignor Giuseppe Maria Palatucci Vescovo di Campagna, riuscì a salvare migliaia di profughi ebrei dai campi di concentramento duri, conducendoli fino al Convento di San Bartolomeo in un lungo viaggio della speranza, lontano dai luoghi dello sterminio.

 

Sala introduttiva con proiezione olografica

La postazione immersiva ha lo scopo di coinvolgere ed emozionare il visitatore mediante l’istallazione  di un holoscreen  su cui è proiettato un video introduttivo che racconta la vicenda di Eugenio Lipschitz (1883-1944), ebreo ungherese internato a Campagna dal 28 Luglio al 22 dicembre 1940. Attraverso la proiezione olografica, il personaggio virtuale cattura l’attenzione del visitatore, accompagnandolo per mano attraverso i suoi ricordi e la sua esperienza nel campo di internamento di Campagna.

La galleria fotografica

Si articola nei corridoi del quadrilatero del primo piano. Il visitatore troverà 24 espositori con 48 pannelli fotografici bilingue (italiano-inglese). Dalle prime foto di Giovanni Palatucci a Montella, in provincia di Avellino, ritratto con la nonna Carmela, con lo zio vescovo di Campagna, Mons. Giuseppe Maria Palatucci, ai documenti sull’emanazione delle leggi razziali, dalle mappe dei campi di internamento in Italia, a quelli di concentramento e di sterminio in Europa. La condizione degli ebrei nei ghetti e nei lager, allo sterminio di massa e a quello sistematico denominato T4 (eliminazione di persone disabili e malati di mente). Scene di vita cittadina nell’allora italiana Fiume e a Campagna degli anni ’40. Concludono il percorso i documenti che testimoniano la collaborazione tra il nipote questore e lo zio vescovo, tra quest’ultimo e la Santa Sede in favore degli ebrei.

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La sala del memoriale

In questa sala espositiva, descrivendo il destino degli ebrei internati a Campagna, vengono presentati diversi stili di vita dal punto di vista sociale, nazionale, culturale e religioso. Nel campo di San Bartolomeo tra il giugno del 1940 e l’8 settembre del 1943 giunsero centinaia di ebrei tutti adulti, maschi e stranieri, ad eccezione di un’unica donna ebrea internata per un breve periodo e di alcuni confinati politici.

Tra loro decine provenivano da Fiume e dalle terre irredenti dell’Istria. Le storie degli ebrei internati a Campagna rispecchiano la verità delle culture che caratterizzavano la vita degli ebrei europei prima dell’olocausto. Le storie qui illustrate mettono in luce l’integrazione tra gli internati del campo e la popolazione di Campagna. Cartine geografiche, fotografie dell’epoca e documenti personali testimoniano la dissoluzione del popolo ebraico e del contrasto tra ciò che accadeva nel resto dell’Europa e il trattamento riservato loro dalle autorità, gli addetti alla sorveglianza e l’intera comunità campagnese. I documenti esposti stimolano approfondimenti per studi e ricerche.

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Gli spazi della vita quotidiana

Sempre al primo piano è possibile visitare i luoghi emblematici degli ebrei all’interno del campo: la sinagoga e la camerata, all’interno di questi spazi oggetti di vita quotidiana e suppellettili per i momenti di preghiera. Nel campo di San Bartolomeo sono stati internati ben tre rabbini: l’apolide, ex polacco Blaufeld Wolf, lo slovacco Epstein Bernardo e l’apolide – ex italiano David Wachsberger, officiante nella sinagoga di Fiume.

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La sala dei nomi, la via della fuga

Sulle pareti della piccola stanza del museo  sono indicati i nomi, i cognomi, le date di nascita, le paternità, le nazionalità e le professioni degli ebrei internati nel campo di San Bartolomeo. Un gioco di luci ed ombre appositamente studiato per simboleggiare la vita e la morte con un faro luminoso nell’oscurità verso la finestra che simboleggia la salvezza e la via della fuga per i centinaia di ebrei qui rimasti anche dopo l’armistizio dell’otto settembre 1943.

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 La sala della Shoah

In questa sala, per alcuni aspetti dall’impatto emotivo notevole, si capisce subito la differenza tra gli ebrei deportati nel resto d’Europa e quelli internati nella città di Campagna. Pannelli riassuntivi sui luoghi della shoah, sui numeri dello sterminio, sull’etimologia del genocidio. Brani tratti dal diario di Anna Frank, studi sulla inesistenza delle razze umane fatte dal genetista Guido Barbujani, testimonianze dei sopravvissuti all’olocausto e dichiarazione universale dei diritti dell’uomo corredano le pareti della sala. Sullo sfondo si intravede il binario della morte con il famigerato cancello del campo di sterminio di Auschwitz. Oggetti della sala sono i pannelli che riprendono le scarpe, gli occhiali e le valige appartenuti agli ebrei durante la deportazione.  Questa stanza che ricorda gli “orrori” si trova di fronte alla via della fuga, dove attraverso una finestra, hanno trovato la salvezza centinaia di ebrei internati a Campagna.

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La sala emozionale

Quattro proiezioni sincronizzate raccontano in modo emozionale, attraverso il montaggio di video, fotografie, documenti storici e animazioni il percorso che i deportati erano costretti ad affrontare dalle loro città di origine al campo di internamento di Campagna.

Tutta la vicenda degli ebrei a Campagna è articolata in quattro cortometraggi sequenziali della durata di circa 2 minuti:

1- l’arresto, la deportazione, i luoghi di provenienza, il ruolo di Giovanni Palatucci e dello zio Vescovo Giuseppe Maria Palatucci nello smistamento degli Ebrei da Fiume a Campagna;

2- il viaggio, le sensazioni, l’incertezza e l’attesa;

3- l’arrivo a Campagna, la vita nel campo di internamento, la convivenza con la popolazione locale, lo zio Vescovo di Campagna;

4- Lo sbarco alleato, la fuga e la fine dell’internamento,  la tragica fine di Giovanni Palatucci.

sala emozionale

In questo modo il visitatore può vedere i filmati in circa 8 minuti passando da una postazione all’altra. È cosi possibile ripercorrere virtualmente i momenti diversi della vita di un deportato, collocando cronologicamente le fasi della deportazione e della permanenza a Campagna. I video singoli non hanno una narrazione cronologica ma mostrano una serie di immagini, volti, luoghi e parole, frammenti di memorie (lettere e diari speakerati) per cercare di ricreare l’emozione di un dato evento.

Lo scopo principale della sala emozionale è quindi quello di tracciare un profilo emotivo di una storia (quella dei deportati a Campagna) e attraverso un linguaggio emozionale raccontare i protagonisti e i luoghi, una sorta di “trailer” del museo  nel quale è possibile raccogliere stimoli e spunti che si possono approfondire nelle altre sale.

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Sala medica intitolato ai medici ebrei Max Tanzer e Chaim Pajes

Nella sala si racconta in maniera “emozionale” l’eroico operato dei due medici internati nei momenti immediatamente successivi al bombardamento del 17 settembre 1943[1] che provocò la morte di centinaia di persone nel cuore della città di Campagna[2]. L’aviazione alleata, infatti, attirata da una folla di civili che si accalcava davanti al Municipio per ricevere la razione di pane, sganciò diverse bombe colpendo un camion della Wehrmacht carico di munizioni. I medici ebrei che erano fuggiti dal campo[3], nonostante la situazione di pericolo e la possibilità di essere catturati dai tedeschi, si recarono sul posto della strage, dapprima soccorrendo i feriti e poi, per scongiurare il pericolo di epidemie, bruciando i cadaveri[4].

[1] Il bombardamento del 17 settembre 1943 provocò a Campagna 177 vittime di cui 95 Ebolitani, 36 Campagnesi e 21 Battipagliesi.

[2] L’intervento dei medici internati, Max Tanzer e Chaim Pajes, fu provvidenziale e l’eroicità di questa azione è ricordata anche in articolo pubblicato dalla rivista statunitense Life del primo novembre 1943. Il 6 febbraio 2016, il Sindaco e il Consiglio Comunale di Campagna conferiscono la cittadina onoraria postuma ai due medici ebrei.

[3] Dopo l’Armistizio dell’8 settembre 1943, il sottufficiale di Pubblica sicurezza Mariano Acone, comandante del campo, in accordo con il Vescovo, diede ordine al custode, Remo Tagliaferri, di far scappare gli ultimi internati da San Bartolomeo, evitando così la cattura da parte dei tedeschi. Gli internati si rifugiarono sulle montagne intorno a Campagna e rimasero nascosti per un lungo periodo.

La sezione donne e Shoa

Questa sezione del museo, curata per la parte didattica dagli alunni e dai docenti dell’istituto d’Istruzione superiore “Teresa Confalonieri” di Campagna, è dedicata a “Donne e Shoah”. Una piccola biblioteca e videoteca raccolgono documenti e testimonianze sulla Shoa e in particolare sulla condizione femminile nei campi di sterminio.  Un laboratorio informatico con lavagna multimediale è periodicamente utilizzato dalle scuole per progetti di approfondimento sul tema dell’Olocausto.

sala mostra

GALLERIA FOTOGRAFICA